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	<title>La Guida IPiDiA</title>
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	<description>i Negozi d&#039;Arredamento d&#039;Eccellenza</description>
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		<title>Emeco e Philippe Starck insieme per Broom</title>
		<link>http://www.ipidia.it/pambianconews/emeco-e-philippe-starck-insieme-per-broom/</link>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 14:12:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[

Philippe Starck con la Broom chair

Si chiama Broom ed è la sedia destinata a diventare il nuovo simbolo internazionale del greenthinking nella design community.

Disegnata dall’archistar Philippe Starck, Broom chair incarna il concetto di sostenibilità, essenza dei valori Emeco, azienda pioniera nell’utilizzo di materiali rigenerati e riciclati, perché si basa sul re-birthing. Ovvero sulla realizzazione di nuovi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a rel="attachment wp-att-96483" href="http://www.pambianconews.com/emeco-e-philippe-starck-insieme-per-broom/emeco-broom300/"><img class="size-full wp-image-96483" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/08c07_emeco-broom300.jpg" alt="" width="300" height="448" /></a>
<p>Philippe Starck con la Broom chair</p>
</div>
<p>Si chiama <strong>Broom</strong> ed è la sedia destinata a diventare il nuovo simbolo internazionale del greenthinking nella design community.</div>
<div></div>
<div>Disegnata dall’archistar <strong>Philippe Starck</strong>, Broom chair incarna il concetto di sostenibilità, essenza dei valori <strong>Emeco</strong>, azienda pioniera nell’utilizzo di materiali rigenerati e riciclati, perché si basa sul re-birthing. Ovvero sulla realizzazione di nuovi prodotti dai materiali sostenibili di scarto di precedenti pezzi Emeco.</div>
<div><a rel="attachment wp-att-96484" href="http://www.pambianconews.com/emeco-e-philippe-starck-insieme-per-broom/broom-chair-green300/"><img class="size-full wp-image-96484" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/08c07_broom-chair-green300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>
<p>Broom chiars &#8211; green</p>
</div>
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		<title>Boffi lascia Federlegno: “Non ci tutela dalle copie”</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pambianconews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Boffi &#8211; Sedute Lui5

Dopo l’ultima edizione del Salone del Mobile, l’azienda di cucine e arredamento Boffi ha inviato a Federlegno una lettera di dimissioni dall’associazione come “conseguenza &#8211; si legge nella nota &#8211; dell’insufficiente attenzione che Federlegno attribuisce al fenomeno delle imitazioni di prodotti tra aziende italiane”.

Boffi ha denunciato, in occasione del Salone del mobile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a rel="attachment wp-att-96459" href="http://www.pambianconews.com/boffi-lascia-federlegno-%E2%80%9Cnon-ci-tutela-dalle-copie%E2%80%9D/boffi-lui5_600/"><img class="size-full wp-image-96459" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/d7e89_Boffi-Lui5_600.jpg" alt="" width="600" height="283" /></a>
<p>Boffi &#8211; Sedute Lui5</p>
</div>
<p>Dopo l’ultima edizione del Salone del Mobile, l’azienda di cucine e arredamento<strong> Boffi</strong> ha inviato a <strong>Federlegno</strong> una lettera di dimissioni dall’associazione come “conseguenza &#8211; si legge nella nota &#8211; dell’insufficiente attenzione che Federlegno attribuisce al fenomeno delle imitazioni di prodotti tra aziende italiane”.</p>
</div>
<div>Boffi ha denunciato, in occasione del Salone del mobile di quest’anno, il fatto che diverse aziende anche importanti per dimensione e notorietà in ogni settore di attività, si sono presentate con “proposte troppo simili a quelle dei loro concorrenti”.</div>
<div></div>
<div>“E’ un fenomeno ormai molto diffuso – si chiude la lettera &#8211; che tende ad appiattire sempre di più l&#8217;offerta e a fare perdere immagine ed originalità a tutto il sistema del mobile italiano”.</div>
<div></div>
<div>Le dimissioni di Boffi vogliono essere una protesta e uno stimolo alla Federazione,&#8221; affinché delle azioni più concrete siano intraprese per la difesa della creatività&#8221;.</div>
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		<title>2011 in crescita per Fendi Casa</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pambianconews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Il gruppo Club House Italia S.p.A., azienda di arredamento che produce e distribuisce home collection per le griffe Fendi e Kenzo, ha chiuso il 2011 con un fatturato di 70 milioni di euro, in aumento del 15,7% rispetto al 2010.

Per il settore retail, l’Europa si è confermata un mercato competitivo (41,5% del fatturato), superato solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p><a rel="attachment wp-att-96468" href="http://www.pambianconews.com/2011-in-crescita-per-fendi-casa/ff-colony-sectional-sofa-with-coffee-table-600/"><img class="size-full wp-image-96468 aligncenter" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/d7e89_FF-Colony-sectional-sofa-with-coffee-table-600.jpg" alt="" width="600" height="218" /></a></p>
<p>Il gruppo <strong>Club House Italia S.p.A.</strong>, azienda di arredamento che produce e distribuisce home collection per le griffe <strong>Fendi </strong>e<strong> Kenzo</strong>, ha chiuso il 2011 con un fatturato di 70 milioni di euro, in aumento del 15,7% rispetto al 2010.</p>
</div>
<div>Per il settore retail, l’Europa si è confermata un mercato competitivo (41,5% del fatturato), superato solo dai mercati del Medio ed Estremo Oriente (46% del fatturato in cui spiccano area del Golfo, Cina e India) dove il mercato del lusso si riconferma particolarmente attivo. Nel contract, inoltre, il gruppo ha avviato collaborazioni di real estate internazionale con Trump Miami e con Princess Yacht per i cantieri navali.</div>
<div>Per l’anno in corso si prevede un miglioramento dei conti alla luce di un primo trimestre in linea con le attese che ha visto aumentare il fatturato delle società estere controllate (Miami e Parigi) del 50% rispetto allo stesso periodo del 2011.</div>
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		<title>Primo trimestre stabile per Caleffi</title>
		<link>http://www.ipidia.it/pambianconews/primo-trimestre-stabile-per-caleffi/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pambianconews</dc:creator>
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Negozio Caleffi &#8211; Fashion Valley

La società di home fashion Caleffi, ha registrato nel primo trimestre dell’anno risultati stabili rispetto allo stesso periodo del 2010. I ricavi si sono attestati a 13,4 milioni di euro, le vendite estere sono pari a 1 milione di euro, con un’incidenza del 7,2% sul totale (1,3 milioni al 31 marzo 2011). L’Ebitda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a rel="attachment wp-att-80416" href="http://www.pambianconews.com/caleffi-entra-a-far-parte-di-fashion-valley/600_2-4/"><img class="size-full wp-image-80416" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/76119_600_21.jpg" alt="" width="600" height="386" /></a>
<p>Negozio Caleffi &#8211; Fashion Valley</p>
</div>
<p>La società di home fashion <strong>Caleffi</strong>, ha registrato nel primo trimestre dell’anno risultati stabili rispetto allo stesso periodo del 2010. I ricavi si sono attestati a 13,4 milioni di euro, le vendite estere sono pari a 1 milione di euro, con un’incidenza del 7,2% sul totale (1,3 milioni al 31 marzo 2011). L’Ebitda è pari a 0,5 milioni, in linea con il dato al 31 marzo 2011, con un’incidenza sul fatturato pari al 3,8%.</p>
</div>
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		<title>Trimestrale Zucchi migliora il fatturato consolidato</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pambianconews</dc:creator>
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Matteo Zucchi &#8211; Presidente e AD di Zucchi

La Vincenzo Zucchi S.p.A., società quotata presso l’MTA di Borsa Italiana, ha registrato nel primo trimestre 2012 un fatturato consolidato di 44,7 milioni di euro, in aumento del 4,8% rispetto ai 42,6 milioni di euro del primo trimestre 2010. L’Ebitda è stato pari a 3 milioni di euro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a rel="attachment wp-att-92458" href="http://www.pambianconews.com/zucchi-nel-mirino-di-miro-radici-ag/matteo-zucchi424/"><img class="size-full wp-image-92458" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/76119_Matteo-Zucchi424.jpg" alt="" width="424" height="232" /></a>
<p>Matteo Zucchi &#8211; Presidente e AD di Zucchi</p>
</div>
<p>La <strong>Vincenzo Zucchi S.p.A.</strong>, società quotata presso l’MTA di Borsa Italiana, ha registrato nel primo trimestre 2012 un fatturato consolidato di 44,7 milioni di euro, in aumento del 4,8% rispetto ai 42,6 milioni di euro del primo trimestre 2010. L’Ebitda è stato pari a 3 milioni di euro, rispetto al dato di 2,8 milioni di euro dell’omologo periodo del 2010.</p>
</div>
<div>Inoltre, la società ha aderito all’accordo di ricapitalizzazione in cui parte della famiglia Zucchi e Gianluigi Buffon si impegnano a sottoscrivere complessivamente il 45,1% delle nuove azioni.</div>
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		<title>Ad Atl group la ex-Omsa di Faenza</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pambianconews</dc:creator>
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Manifestazione del personale Omsa

La società forlivese di divani Atl group, che ha acquistato lo scorso 23 aprile dalla Golden Lady gli asset della ex-Omsa di Faenza, sta correndo contro il tempo. A settembre infatti scadono i termini per riconvertire la produzione dello stabilimento industriale romagnolo (da filati a complementi d&#8217;arredo) e iniziare a produrre, già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a rel="attachment wp-att-96364" href="http://www.pambianconews.com/ad-atl-group-la-ex-omsa-di-faenza/omsa600-2/"><img class="size-full wp-image-96364" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/76119_omsa600.jpg" alt="" width="600" height="378" /></a>
<p>Manifestazione del personale Omsa</p>
</div>
<p>La società forlivese di divani <strong>Atl group</strong>, che ha acquistato lo scorso 23 aprile dalla <strong>Golden Lady</strong> gli asset della ex-Omsa di Faenza, sta correndo contro il tempo. A settembre infatti scadono i termini per riconvertire la produzione dello stabilimento industriale romagnolo (da filati a complementi d&#8217;arredo) e iniziare a produrre, già dalla fine di agosto, 1.000 divani al giorno per il committente Poltronesofà.</p>
</div>
<div>Un piano da 20 milioni di euro finanziato per il 70% da quattro banche del territorio (Banca di Romagna, Credito coperativo ravennate imolese, Popolare di Ravenna e CariForlì del gruppo Intesa) che hanno messo 3,5 milioni di euro ciascuno. Per il momento è però ancora tutto fermo e si aspettano le ultime autorizzazioni, attese nella conferenza dei servizi convocata tra due settimane, per partire con i lavori di riconversione industriale.</div>
<div>Atl, nel nuovo stabilimento faentino, farà confluire dalla fine di agosto 170 dipendenti provenienti dai due stabilimenti forlivesi e da un&#8217;azienda di Lugo partecipata al 50%, la Più Mo Srl che fa imbottiture per divani in piuma e misto piuma. L’obiettivo, grazie ad una importante commessa di Poltronesofà, sarà far lievitare in 4 mesi la produzione giornaliera: da 350 a mille divani.</div>
<div>A riconversione ultimata Atl si ritroverà sei linee di produzione concentrate in un unico stabilimento contro l&#8217;unica linea attuale distribuita su ben tre stabilimenti. Confermata infine anche la disponibilità dell&#8217;azienda ad assumere 140 delle 225 dipendenti ex-Omsa attualmente in Cig.</div>
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		<title>La commissariata Q.Cells vince la gara di Ikea</title>
		<link>http://www.ipidia.it/pambianconews/la-commissariata-q-cells-vince-la-gara-di-ikea/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 14:11:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pambianconews</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Insegna Ikea

In un momento di difficoltà per Q.Cells, azienda attiva nel mercato solare con la produzione di celle e moduli fotovoltaici, che la vede commissariata in cerca di protezione dai creditori, ci pensa Ikea a portare una boccata di ossigeno.

Il colosso svedese, infatti, l’ha scelta per realizzare un impianto fotovoltaico sul tetto di uno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a rel="attachment wp-att-94866" href="http://www.pambianconews.com/la-commissariata-q-cells-vince-la-gara-di-ikea/ikea-investimenti600/"><img class="size-full wp-image-94866" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/76119_ikea-investimenti600.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a>
<p>Insegna Ikea</p>
</div>
<p>In un momento di difficoltà per <strong>Q.Cells</strong>, azienda attiva nel mercato solare con la produzione di celle e moduli fotovoltaici, che la vede commissariata in cerca di protezione dai creditori, ci pensa <strong>Ikea</strong> a portare una boccata di ossigeno.</p>
</div>
<div>Il colosso svedese, infatti, l’ha scelta per realizzare un impianto fotovoltaico sul tetto di uno dei suoi principali centri logistici in Italia, a Piacenza, della potenza di 7 megawatt. L’impianto sarà realizzato con moduli Q.Cells dalla GreenPowerTech del gruppo F.lli Zaffaroni.</div>
<div>Q.Cells è in cerca di un compratore e ha affidato il compito all’advisor Deloitte.</div>
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		<title>Design made in Italy dov’è finito il consumatore italiano?</title>
		<link>http://www.ipidia.it/pambianconews/design-made-in-italy-dov%e2%80%99e-finito-il-consumatore-italiano/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 14:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pambianconews</dc:creator>
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Poliform &#8211; Santa Monica Lounge, design Jean-Marie Massaud

Il design italiano? Va all’estero. Il mercato del’arredamento in Italia sta risentendo di una contrazione dei consumi provocata dall’attuale crisi economica. Una boccata d’ossigeno arriva dall’estero che apprezza e acquista il design made in Italy. Intanto, il settore si appella al Governo per sbloccare la situazione, proponendo interessanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a rel="attachment wp-att-94967" href="http://www.pambianconews.com/approfondimenti/design-made-in-italy-dov%E2%80%99e-finito-il-consumatore-italiano/poliform_dentro/"><img class="size-full wp-image-94967" src="http://www.ipidia.it/wp-content/plugins/wp-o-matic/cache/55c34_poliform_dentro.jpg" alt="" width="600" height="362" /></a>
<p>Poliform &#8211; Santa Monica Lounge, design Jean-Marie Massaud</p>
</div>
<p><em>Il design italiano? Va all’estero. Il mercato del’arredamento in Italia sta risentendo di una contrazione dei consumi provocata dall’attuale crisi economica. Una boccata d’ossigeno arriva dall’estero che apprezza e acquista il design made in Italy. Intanto, il settore si appella al Governo per sbloccare la situazione, proponendo interessanti misure&#8230;</em></p>
<p><strong>DOVE VA IL DESIGN?</strong></p>
<p>Che l’Italia fosse in preda ad una grave crisi dei consumi si era capito. Che questa situazione avesse investito tutti i settori, anche. Quello che però non tutti sanno è che la crisi dei consumi non sempre è una crisi di competitività delle imprese. Lo dimostra il fatto che nel 2011 le esportazioni di arredo made in Italy sono cresciute e si è assistito così ad un forte divaricamento dei risultati tra mercato interno ed estero. Secondo i dati del Centro Studi Cosmit/FederlegnoArredo, il macrosistema arredamento ha chiuso il 2011 con un fatturato in rosso (-4,8%) rispetto al 2010, fermandosi a poco più di 20 miliardi di euro. A pesare sui dati, la frenata dei consumi interni che per il settore dell’arredamento italiano rappresenta ancora la metà dell’intero giro d’affari. Le vendite di arredamento made in Italy sono infatti passate da 14,4 miliardi del 2010 a 13 miliardi nello scorso esercizio (-9,7%). Rallentano anche le importazioni che, dall’incremento del 18% del 2010, l’anno scorso sono passate a +2% con 3,1 miliardi. Unica nota positiva appunto, sono state le esportazioni, cresciute del 4,3% a 10,4 miliardi di euro, con i Paesi extra europei che registrano i tassi di crescita più interessanti: Russia (+11%), Ucraina (+21%), Emirati Arabi (+8,4%), Arabia Saudita (+22%), USA (+5%) e Cina (+34%). I mercati stranieri, dunque, continuano ad acquistare arredo italiano perché riconoscono alle nostre aziende la qualità di prodotti e servizio. Secondo quanto reso noto dall’Ace (il vecchio Ice, che ha solo cambiato nome) sale sul podio come principale importatore di mobili e cucine italiani la Francia, seguita da Germania e Russia. “Le esportazioni sono un grande polmone per le aziende italiane &#8211; ci ha spiegato Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo &#8211; ma pur rappresentando il 51,5% riguardano un numero limitato di aziende, quelle più strutturate per affrontare i mercati internazionali. È per questo che, nonostante i risultati positivi delle vendite estere, le imprese stanno soffrendo questa fase congiunturale con un calo di addetti che, nel solo macrosettore arredamento, è di 4.300 e arriva nell’intera filiera a quasi 8mila. Le imprese che abbiamo perso per strada sono circa 1.500 nell’intera filiera, ma con una forte concentrazione soprattutto nell’arredamento”. “Stiamo assistendo ormai da diverso tempo &#8211; ha proseguito Snaidero &#8211; ad un chiaro divaricamento tra quanto avviene sul mercato interno e quanto avviene sui mercati esteri ed è indubbio che nel 2011 stiano soffrendo tutti i settori dipendenti dall’edilizia. Le manovre economiche restrittive e il blocco dell’erogazione dei mutui hanno inciso pesantemente sull’indotto della casa. Così sul mercato interno siamo di fronte ad un forte ridimensionamento della spesa”. Questa situazione è comune a quasi tutte le aziende da noi intervistate, dall’arredo (Molteni, Poliform, Chateau d’Ax) alle cucine (Boffi, Scavolini, Stosa Cucine), all’illuminazione (Flos), ossia a chi si rivolge ad un target medio-alto di consumatori. “Nello specifico &#8211; approfondisce Roberto Gramaccioni, responsabile export di Scavolini &#8211; il settore delle cucine, rispetto a quello del mobile, ha più difficoltà ad affermarsi all’estero perché la cucina, fatta solitamente di 30/40 pezzi, coinvolge una gestione tecnica più complessa rispetto ai pezzi unici dell’arredo. Noi, ad esempio, non arriviamo neanche al 20% di export, pur essendo il terzo esportatore italiano”.</p>
<p><strong>CHI SI SALVA?</strong></p>
<p>Si salva solo chi si rivolge ad un target altissimo e di nicchia. Ce lo conferma Gastone Pagot, AD di Minotti Cucine: “Noi siamo una micro-azienda e apparteniamo ad una nicchia di gamma altissima (le nostre cucine costano circa 70mila euro e vengono realizzate ‘su misura’) quindi ci troviamo un po’ al di fuori delle problematiche di crisi del settore, in quanto i nostri clienti hanno un’ampia disponibilità economica. Pensi che attualmente stanno spendendo il 40% in più rispetto al passato, perché chiedono materiali più preziosi e modelli più grandi”. “Le aziende che vanno meglio all’estero &#8211; prosegue &#8211; sono in generale quelle che hanno maggiore visibilità anche in Italia, cioè quelle che sul mercato domestico sono già ben consolidate. Una problematica che, invece, sembra accomunare tutte le aziende del comparto sono i pagamenti, soprattutto per quanto riguarda i Paesi della comunità europea, per il credit crunch e la stretta delle banche. “Abbiamo un ottimo cliente in Grecia &#8211; afferma Pagot &#8211; ma le banche italiane la Grecia non la assicurano più!”</p>
<p><strong>I LIMITI DEL SISTEMA ITALIA &#8211; LA DISTRIBUZIONE</strong></p>
<p>Pagot, che lavora per il fondo Opera ed è diventato AD di Minotti Cucine dopo l’acquisizione dell’azienda da parte del fondo, ha potuto seguire nel tempo le vicende di diverse aziende, individuando i limiti del cosiddetto Sistema Italia. “Il problema nel nostro Paese &#8211; denuncia l’AD &#8211; è la distribuzione. Prenda Minotti Cucine come esempio, all’estero i nostri rivenditori hanno sposato appieno il nostro approccio di progettazione dell’ambiente e lavorano a stretto contatto con i designer di interni, con i general contractor (le imprese) e ci accompagnano a fornire una cucina che è pensata per uno specifico progetto e per uno specifico cliente. In Italia, invece, la distribuzione è attendista, aspetta che il cliente entri in negozio con le idee in testa, visioni i modelli di cucine disponibili e scelga tra di essi. Questo approccio distributivo non sta pagando, ma è ancora molto frequente in Italia”. “Il modello di esportazione italiana all’estero è antico ed è sempre lo stesso &#8211; prosegue duro Pagot &#8211; esporto, vendo le cucine ai clienti stranieri e poi torno a casa, senza garantire l’assistenza di una mia filiale in loco. Dovremmo imparare dai tedeschi a presidiare il mercato in cui si esporta, anche per la fascia economica del mobile. All’estero ci vedono distanti: basti pensare che anche per rispondere ad una semplice richiesta a volte passano diverse ore a causa del fuso orario”.</p>
<p><strong>I LIMITI DEL SISTEMA ITALIA &#8211; L’INDIVIDUALISMO</strong></p>
<p>“L’Italia è l’unico sistema arredo in grado di soddisfare tutte le richieste, dal design classico al moderno, su tutta la casa”, ci ricorda Giovanni Anzani AD di Poliform e presidente di Assarredo. “Per resistere alla crisi bisogna fare sistema, andare all’estero insieme tramite associazioni e consorzi per promuovere il design del nostro Paese. Ma in Italia sembra davvero difficile: le aziende sarebbero in grado di farlo il problema è nel DNA dell’italiano, inguaribilmente individualista e competitivo. Il nostro Governo non ci aiuta molto in questo, diversamente da alcuni governi stranieri che agevolano lo sbarco delle proprie imprese all’estero offrendo formazione e il supporto di una squadra composta da tecnici di Governo, banche e assicurazioni.” “Questo è il leit motiv del Salone del Mobile &#8211; rincara Fabio Corsini, direttore generale di Chateau d’Ax &#8211; dove pochi grandi nomi diventano i protagonisti dei padiglioni e si circondano di nomi che non danno fastidio. È la situazione del settore del mobile degli ultimi 50 anni della quale non vogliamo più far parte, motivo per cui quest’anno ci siamo presentati con un evento al Fuorisalone”. “Bisogna maturare &#8211; conclude Corsini &#8211; e pensare che si può anche imparare dai propri concorrenti”. L’individualismo italiano ci fa perdere importanti opportunità di business nelle quali si incorre viaggiando per il mondo&#8230;</p>
<p><strong>CONTRACT: BENE RIFUGIO</strong></p>
<p>&#8230;Ne è un esempio il contract residenziale, che nel mondo sta diventando un ottimo canale di vendita. Si tratta di commesse che le aziende si aggiudicano per arredare, ad esempio, i 10 attici di un development di 4 o 5 torri. Se le aziende si presentassero insieme, magari con prodotti di target diverso o di categoria merceologica diversa (cucine, bagni, arredi) le stesse torri potrebbe essere rifornite completamente da aziende italiane. “Noi italiani invece &#8211; spiega Pagot &#8211; temiamo che gli altri ci portino via clienti e con questa mentalità le alleanze non funzionano”.</p>
<p><strong>MISURE ANTI-CRISI (ABBASSO L’IVA!)</strong></p>
<p>“Il consumatore in tempi di crisi è più attento a cosa compra &#8211; esordisce Roberto Gavazzi, AD di Boffi &#8211; calcola scrupolosamente il rapporto qualità/prezzo, richiede al prodotto estetica e funzionalità, e si aspetta dal produttore serietà”. Il consumatore, insomma, non è cambiato nei gusti quanto nelle motivazioni e l’unico modo per stimolarne l’acquisto è proporre novità accessibili. Dal settore arrivano, così, alcune proposte di misure anti-crisi. Giovanni Anzani ha ipotizzato di agevolare l’acquisto dei mobili per la prima casa, così come viene agevolato l’acquisto della casa stessa, abbassando l’Iva al 4% e inserendo la spesa all’interno del capitolo del mutuo della casa. “È una proposta &#8211; rinforza Anzani &#8211; che va presa seriamente in considerazione perché favorirebbe i giovani che non dispongono di ingenti somme. Inoltre, aiuterebbe le nostre fabbriche ad evitare la cassa integrazione dei dipendenti. Al contrario il Governo sta innalzando l’Iva dal 21 al 23% e questo non serve al rilancio dell’economia interna”. È d’accordo Snaidero per il quale “i prodotti destinati alle cucine, al bagno e gli armadi a muro sono immaginabili come arredamento che è parte integrante della casa e dell’opera di ristrutturazione/costruzione della casa”. Non tutti però condividono la proposta di Anzani vista solo come una misura temporanea. Una volta sospesa l’agevolazione si ripresenta la criticità, pensano coloro che preferirebbero misure alternative come investire sulla formazione delle reti di vendita, aumentando la professionalità dei venditori e di conseguenza le vendite nel settore. Secondo Corsini, una misura che il Governo dovrebbe adottare è “aiutare le aziende a investire sulla forza lavoro, garantendo uno sviluppo in meritocrazia. Noi e i nostri affiliati continuiamo ad assumere, cerchiamo di investire in un momento in cui in tanti si tirano indietro, anche noi però a volte veniamo respinti dal sistema che ci circonda, comprese le banche, che non ci permette di fare ciò che vorremmo”.</p>
<p><strong>OGNI PAESE UNA MISURA</strong></p>
<p>In questo momento, all’estero sono molto richieste le cucine di grandi dimensioni che incarnino il lifestyle del proprietario, in Italia invece chi non rinuncia al marchio di qualità punta su una cucina più piccola: le cosiddette mini-kitchen. A volte, inoltre, per risparmiare il consumatore italiano è disposto a cedere sul livello qualitativo delle finiture. Per quanto riguarda le misure, “ci sono differenze di prodotto”, ci spiega Gavazzi di Boffi. “In Asia le cucine sono più basse, data l’altezza media degli individui inferiore rispetto ad altri Paesi. In California, a Londra, in Francia e in alcuni Paesi dell’Est, invece, vendiamo cucine molto più grandi. In Italia la dimensione delle cucine è nella media, con una tendenza ad essere più compatte nelle grandi città e nei centri storici, per questione di spazi”.</p>
<p><strong>QUANDO FINIRÀ LA CRISI?</strong></p>
<p>Le previsioni per il 2012 rimangono all’insegna della negatività. Tenuto conto della recessione in atto in Italia e in molti Paesi UE e delle previsioni riformulate al ribasso per il settore delle costruzioni, per parlare di ripresa si dovrà attendere il 2013, forse. Sarà soprattutto la componente estera della domanda a permettere alle imprese italiane di tirare il fiato ed è proprio per questo che per l’Italia, agganciare i più piccoli segnali della ripresa del commercio mondiale diventerà essenziale già a partire dal prossimo semestre. “Non intravedo miglioramenti per quanto riguarda il mercato italiano &#8211; commenta Gavazzi &#8211; almeno per i prossimi 2 o 3 anni. Bisognerà abituarsi ad un mercato più piccolo. Aumenterà la competitività tra le aziende e le firme che hanno un brand solido con buone capacità di esportazione potranno rivolgersi all’estero per crescere”. “Nel prossimo triennio &#8211; dichiara Pagot &#8211; verrà fatta un po’ di pulizia nel mercato. Spero non siano i produttori a chiudere, mentre ritengo ci vorrebbe un cambiamento nella distribuzione. Io, ad esempio, abolirei il credito al consumo perché crea ritardi e problemi nei pagamenti. Il consumatore dovrebbe acquisire consapevolezza e scegliere i prodotti che si può permettere”. Più drastica la visione di Corsini, secondo cui “non torneremo mai ai livelli di 3 o 4 anni fa, dobbiamo tutti adeguarci ad uno status di vita più concreto. Il boom economico, come ci insegna la Storia, non si presenta spesso. Gli italiani dovranno re-immedesimarsi nei consumi e tornare ad individuare quelli primari”.</p>
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		<title>Calligaris supera i 140 milioni di fatturato nel 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 14:01:39 +0000</pubDate>
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Alessandro Calligaris

Calligaris, gruppo attivo nel settore dell’arredamento per la casa, ha chiuso il bilancio consolidato 2011 con un fatturato di 141,3 milioni di euro, in linea con l’esercizio precedente. L’Ebitda è cresciuto del 4,8% rispetto al 2010 raggiungendo i 23,5 milioni di euro (16,6% del fatturato netto), mentre l’utile netto, dopo ammortamenti per 8,9 milioni [...]]]></description>
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<p>Alessandro Calligaris</p>
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<p>Calligaris</strong>, gruppo attivo nel settore dell’arredamento per la casa, ha chiuso il bilancio consolidato 2011 con un fatturato di 141,3 milioni di euro, in linea con l’esercizio precedente. L’Ebitda è cresciuto del 4,8% rispetto al 2010 raggiungendo i 23,5 milioni di euro (16,6% del fatturato netto), mentre l’utile netto, dopo ammortamenti per 8,9 milioni e imposte per 3,2 milioni, si è attestato a 4,5 milioni di euro (rispetto ai 3,0 milioni di euro dell’esercizio precedente), registrando un significativo incremento pari al 50%.</p>
<p>Il fondo di private equity <strong>L Capital</strong> (sponsorizzato dal gruppo francese del lusso LVMH), che dal 2007 detiene il 40% del capitale della capogruppo, continua a condividere con l’azionista di maggioranza (la famiglia Calligaris) la mission e le strategie aziendali.</p>
<p>“Siamo orgogliosi dei risultati raggiunti nel 2011, poiché sono stati conseguiti con un quadro macroeconomico recessivo ed un mercato interno estremamente deteriorato”, ha dichiarato il presidente <strong>Alessandro Calligaris</strong>. “l gruppo Calligaris, nei prossimi anni, dovrà puntare ancora di più su design, qualità e servizio per accrescere le proprie quote di mercato. Per questo motivo gli azionisti hanno deciso di investire significative risorse aziendali nella promozione del brand e nella ridefinizione della filiera logistico-produttiva – ispirandola al modello organizzativo del leanthinking. In questo modo nel 2012 saranno gettate le basi per costruire un modello di distribuzione selettiva che faccia da sopporto ad una crescita dei fatturati e della redditività consolidata di lungo periodo”, conclude Calligaris.</p>
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		<title>Richard Ginori messa in liquidazione</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 14:01:39 +0000</pubDate>
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Richard Ginori

L&#8217;assemblea degli azionisti di Richard Ginori 1735 in sede straordinaria ha deliberato la messa in liquidazione della società nominando il collegio dei liquidatori, composto da Marco Milanesio (presidente), Nicola Lattanzi e Roberto Villa attuale presidente della società. L&#8217;assemblea ha inoltre stabilito che &#8220;il collegio dei liquidatori dovrà perseguire l&#8217;interesse della società e dei soci [...]]]></description>
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<p>Richard Ginori</p>
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<p>L&#8217;assemblea degli azionisti di<strong> Richard Ginori 1735</strong> in sede straordinaria ha deliberato la messa in liquidazione della società nominando il collegio dei liquidatori, composto da <strong>Marco Milanesio </strong>(presidente), <strong>Nicola Lattanzi </strong>e <strong>Roberto Villa</strong> attuale presidente della società. L&#8217;assemblea ha inoltre stabilito che &#8220;il collegio dei liquidatori dovrà perseguire l&#8217;interesse della società e dei soci in una prospettiva di ristrutturazione societaria e ciò anche mediante l&#8217;accesso a procedure concorsuali compreso il concordato preventivo&#8221;.</p>
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